Monthly Archives: marzo 2016

Giappone come Game of Throne, una barriera di ghiaccio per le radiazioni di Fukushima

Fukushima verrà isolata con una lunga barriera di ghiaccio, per contenere la fuoriuscita delle radiazioni
Si sa, spesso la fantasia spesso supera la realtà o molto spesso accade che la stessa realtà tenta di emularla, sia per mera coincidenza, che per ispirazione diretta.
E così il Giappone cercherà di proporre nella realtà quello che abbiamo visto con curiosità nella famosa serie televisiva Game of Thrones, ovvero una grande barriera di ghiaccio atta a contenere un male al suo interno. Se però nel Trono di Spade il male da contenere sono delle sorte di non-morti quasi invincibili, nella realtà il male è lungi da poter essere sconfitto, trattandosi di radiazioni nucleari.
Il governo del Giappone in procinto di attivare, come mossa estrema, un sistema di refrigerazione che creerà una barriera di ghiaccio sotterranea della lunghezza di 1,5 chilometri. La speranza è che tale muro possa contenere l’acqua radioattiva che, fuoriuscendo della centrale nucleare di Fukushima Daichii, si riversa ogni giorno dal marzo 2011 nell’Oceano Pacifico. I livelli di radioattività del corso d’acqua contaminato dalla centrale sono talmente alti e preoccupanti, che le prime tracce di contaminazione sono già state monitorate sulla costa pacifica degli Stati Uniti, a diverse migliaia di chilometri dal Giappone.
La decisione di creare questa lunga barriera ghiacciata è stata presa dopo che i robot, appositamente progettati per rimuovere le barre di combustibile sciolto nelle piscine del reattore 3 di Fukushima, sono ‘morti’ entro pochi giorni dall’inizio della loro missione, a causa degli alti livelli di materiale radioattivo, che hanno letteralmente distrutto il loro cablaggio.

Un piano da circa 300 miliardi per creare arginare le radiazioni letali di Fukushima

Questo muro, dotato di un complesso sistema di refrigerazione, che verrà a costare al governo giapponese circa 35 miliardi di yen (pari a circa 312 milioni di euro), sembra l’estremo tentativo di arginare la minaccia, solo che arriva già con più di un anno in ritardo e per di più non sono pochi gli esperti ad essere convinti che possa anche non funzionare.
Il piano nello specifico prevede di mettere degli enormi tubi di refrigerazione a 30 metri di profondità che, congelando il terreno intorno ad essi, creeranno una fascia di contenimento di 1,5 chilometri intorno agli edifici di Fukushima. Il terreno così ghiacciato non permetterà all’acqua proveniente dai reattori di riversarsi nel terreno tutto intorno alla centrare nucleare
I reattori danneggiati della centrale devono essere raffreddati con grandi quantità di acqua per mantenere lontani i loro nuclei fusi dal surriscaldamento, e l’acqua al momento utilizzata viene contaminata dalle fuoriuscite di materiale radioattivo e scorre poi attraverso le crepe nel seminterrato dei reattori direttamente nell’ambiente e nel mare.
I contadini che ancora coltivano la terre nelle vicinanze della centrale sono costretti ad utilizzare un suolo in poliestere per far crescere i loro raccolti, al fine di evitare le risalita per capillarità della acque sotterranee radioattive. I primi tubi per la refrigerazione potrebbero essere già posizionati entro questa settimana o la prossima; la zona che verrà isolata per prima sarà la fascia di terra che separa Fukushima dall’Oceano Pacifico, che costituisce l’area più a rischio.

Dislessia, dal Bambin Gesù una nuova terapia per i bambini con scosse elettriche

Arriva un nuovo trattamento per la dislessia, frutto della ricerca tutta italiana, che potrebbe curare il difetto nei bambini in tempi davvero brevi

I ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia, hanno introdotto una nuova tecnica non invasiva per aiutare i bambini con problemi di dislessia.
La dislessia è un difetto del linguaggio che al giorno d’oggi colpisce il poco più del per cento dei bambini italiani.
La tecnica, già testata con successo dai ricercatori italiani, si basa sulla Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta (tDCS), consistente in una corrente di 1mA applicata sulle aree occipito-temporo-parietali sinistre delo scalpo – procedura non invasiva e indolore – in grado di risvegliare alcune aree del cervello ipoattive, aiutando i bambini a fare progressi nella lettura. Infatti la stimolazione, applicata tramite corrente a basso voltaggio, si concentra su queste zone ipoattive costringendole all’azione compensatoria e promuovendo la plasticità cerebrale. La tDCS non è presentata dai ricercatori come cura alternativa o sostitutiva per la dislessia, ma come parte integrante nella terapia logopedica tradizionale, come spiegano gli stessi ricercatori del Bambin Gesù.

Il test sulla dislessia

I ricercatori, supervisionati dalla dottoressa Denny Meneghini del Bambin Gesù di Roma, per mettere in pratica gli effetti della loro ricerca sulla dislessia, si sono basati sui dati provenienti da 19 bambini e adolescenti con problemi di dislessia, che hanno partecipato allo studio. I 19 parteciapnti dislessici di età compresa tra i 10 e i 17 anni, sono stati divisi in maniera casuale in due gruppi: uno destinato al trattamento attivo, l’altro al trattamento placebo, ovvero con il dispositivo spento.
Durante le 18 sedute di terapia della stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), i partecipanti hanno contemporaneamente eseguito un training per la lettura della durata circa di 20 minuti, 3 volte alla settimana, per un totale di 6 settimane. La sperimentazione è stata condotta in una condizione che in neuropsichiatria viene definita ‘doppio cieco’, e indica il fatto che né i pazienti né i dottori sono a conoscenza di chi sia stato sottoposto al trattamento attivo o placebo. Questa pratica viene spesso messa in atto per non inficiare in fieri i risultati dei test, compromettendo lo studio nel suo complesso.
Al termine delle 6 settimane di trattamento i risultati si sono rivelati più rosei del previsto: analizzando i dati i ricercatori hanno rilevato come i bambini sottoposti a trattamento placebo non hanno riscontrato alcun miglioramento, mentre quelli sottoposti alla procedura attiva, hanno manifestato miglioramenti pari al 60 per cento sia nella rapidità che nell’accuratezza della lettura. La rapidità di lettura è passata in media da 0,5 a 0,8 sillabe per secondo – risultato che può sembrare forse non proprio notevole, ma che in termini scientifici assicura un miglioramento alle capacità di lettura. Il successo della stimolazione transcranica diretta infatti consiste interamente nella velocità con cui ha assicurato un miglioramento apprezzabile in tutti i pazienti dislessici. Secondo gli esperti simile risultati solitamente si ottengono dopo un anno di terapia continua. Vi è però un se: infatti ulteriori prove e valutazioni di lettura andranno effettuate, per verificare l’efficacia del trattamento a lungo termine. Al momento è già passato un mese ed i risultati restano ancora positivi.

Come spiega Stefano Vicari, responsabile del dipartimento di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, “Questa ricerca può quindi aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie nel dover sostenere lunghi percorsi di cura e di ridotta efficacia documentata“.

Samsung Galaxy A3 2016: caratteristiche e prezzo del fratello minore del Galaxy S6

Samsung Galaxy A3 2016, uno sguardo più da vicino per metterne a nudo pregi e difetti

La Samsung ha appena ripubblicato la nuova versione 2016 del Galaxy A3, il risultato è uno smartphone che secondo molti esperti potrebbe anche essere ribattezzato con il nome di ‘Samsung Galaxy Mini S6′, per una serie di caratteristiche non solo tecniche che li rendono facilmente paragonabili. Rispetto all’A3 rilasciato nel 2015, questo nuovo modello è un po’ più grande: 4,7 pollici, contro i 4,5 pollici del precedente.

Samsung Galaxy A3 2016, breve scheda tecnica

Dimensioni dello schermo: 4,7 pollici
Risoluzione dello schermo: 720p
Peso: 130g
OS: Android 5.1.1
Telecamera posteriore: 13 megapixel
Fotocamera anteriore: 5 megapixel
Processore: 410 Snapdragon
RAM: 1,5 GB
Memoria: 16GB + microSD
4G LTE: Sì

Il Galaxy A3 2016 si presenta come una sorta fratello minore del Galaxy S6, perché a parte la differenza nelle dimensioni, i due modelli son pressoché identici visti da ogni angolazione. Il bordo è in metallo opaco, il pannello posteriore in vetro lucido, l’obiettivo della fotocamera posteriore è sporgente e i pulsanti si trovano nella stessa posizione. Grazie alle sue dimensioni un po’ più ridotte il Galaxy A3 è ancora più maneggevole rispetto al Galaxy S6. Il suo corpo compatto si adatta praticamente qualsiasi mano.

A differenza del nuovo Galaxy S7, l’A3 non è resistente all’acqua. Il Samsung Galaxy A3 2016 è fornito di una memoria fissa da 16 GB, in più però la società ha deciso di supplirlo di uno slot per le schede di memoria, in modo da poterne aumentare le ridotte capacità di archiviazione grazie ad una scheda microSD.  Il Galaxy A3 non è fornito di un sensore per le impronte digitali e non ha un sensore di frequenza cardiaca sul retro. Ma dato il suo prezzo ridotto, che si aggira di poco sotto ai 300 euro, queste sono perdite più che accettabili.
samsung galaxy A3 vista
E’ dotato di un display Super AMOLED, che lo rende facile da vedere anche in pieno sole. Le immagini sono piacevolmente nitide, grazie alla risoluzione impostata a 720p con una densità di pixel di 312ppi, un grande passo avanti rispetto al Galaxy A3, che contava soltanto 245ppi.
L’altoparlante montato nella parte inferiore è piuttosto piccolo e non è in grado di produrre un suono molto potente, ma la qualità audio è abbastanza godibile.
Gira con il sistema Android 5.1.1 con usuali modifiche TouchWiz, ma è possibile che più in là verrà proposto dalla Samsung un aggiornamento a Marshmallow.
Il supporto Flipboard può essere rapidamente disattivato, la barra delle notifiche e il menu delle impostazioni consentono di accedere rapidamente a tutte le applicazioni più utilizzate. Monta un processore Snapdragon 810 chipset, sostenutao da 1,5 GB di RAM. Le applicazioni caricano rapidamente e la navigazione del menu si dimostra piuttosto scorrevole.
Il pezzo forte però sembra essere costituito dalla durata della batteria: una singola carica offre due giorni di autonomia con un utilizzo standard, ovvero: navigazione internet; verifica e-mail, utilizzo della fotocamera; e riproduzione multimediale. La riproduzione di video non-stop può garantire anche dalle 9 alle 10 ore di autonomia. Non sembra affatto male, data la durata media delle batterie degli altri smartphone al momento presenti sul mercato.

Samsung Galaxy A3 2016 monta due fotocamere: quella principale posta sul retro del modello vanta una risoluzione a 13 megapixel, mentre l’obiettivo anteriore, quello per i selfie, offre 5 megapixel.

 

Meryl Streep racconta come Dustin Hoffman la picchiò e insultò sul set di ‘Kramer contro Kramer’

Meryl Streep ha recentemente pubblicato la sua biografia, dal titolo ‘Becoming meryl Streep‘, raccontando un’intesa vita di successi meritati e tante curiose chicche sul jet-set di Hollywood. Eppure tra le tante vicende, quella che ha attirato di più l’attenzione sono i fatti che si verificavano dietro le quinte del film ‘Kramer contro Kramer‘, del 1979. In quel film Meryl Streep diede una performance eccezionale, recitando a fianco di Dustin Hoffman, come sua fidanzata. Quello però che accadde sul set ha mostrato a tutti un lato del protagonista de ‘Il laureato‘, di cui ben pochi erano a conoscenza.

Su un estratto della biografia, pubblicato dalla nota rivista Vanity Fair, Meryl Streep sostiene che Dustin Hoffman tra le tante azioni, l’abbia colpita con violenza sul viso, mentre erano ancora soltanto al secondo giorno delle riprese.
L’autore della biografia, Michael Schulman, scrive nel dettaglio:
Dustin e Meryl presero posizione sull’altro lato della porta dell’appartamento. Poi è successo qualcosa che ha sconvolto non solo Meryl ma tutti sul set. Appena prima del loro ingresso, Dustin la schiaffeggiò forte sulla guancia, lasciandole un segno rosso“.
In una scena successiva, mentre Dustin Hoffman si trovava lontano dalla macchina da presa “ha iniziato insultare” Meryl Streep con riferimento a John Cazale, l’ex ragazzo di lei, morto per un cancro ai polmoni non molto tempo prima dell’inizio delle riprese.
Lui la pungolava e la provocava“, ha riferito il produttore esecutivo Richard Fischoff, “usando cose che sapeva sulla sua vita personale e di John per ottenere la risposta che pensava le avrebbe dato nella performance.”

E ancora, prima di iniziare le riprese in un caffè, Hoffman un’altra idea poco carina. Si legge ancora più avanti nella biografia:
Si avvicinò al cameraman: ‘Vedi quel bicchiere lì sul tavolo?’, Disse, indicando con un cenno il suo vino bianco. ‘Se lo lancio prima di partire’ – ha promesso di stare attento – ‘lo inserirai nella ripresa?’. ‘Basta spostarlo un po’ a sinistra ‘, gli rispose l’operatore. Nella ripresa successiva, Dustin colpì il bicchiere e si frantumò sul muro ristorante. Meryl saltò sulla sedia, realmente sorpresa. ‘La prossima volta che lo fai, apprezzerei che tu me lo faccia sapere’, disse”.

Meryl Streep e quella interpretazione da Oscar in ‘Kramer contro Kramer

Nonostante le varie angherie, per lo più immotivate, secondo il regista del film, Robert Benton, non ci fu una volta in cui Meryl Streep abbia reagito negativamente agli insulti di Hoffman.
Non le ho mai visto lasciarsi sfuggire un’emozione nemmeno per un attimo, tranne in termini di prestazioni“, ha detto Benton.
In realtà sembra che tutte le azioni spregevoli, intraprese da Dustin Hoffman contro la Streep, fossero esclusivamente rivolte a migliorare la sua performance durante la recitazione. Se così è stato, allora i metodi bruschi di Hoffman ebbero davvero l’effetto desiderato, perché quell’anno la Streep riuscì ad aggiudicarsi il premio Oscar come miglior attrice protagonista, consacrandola nell’olimpo degli attori.

I propositi di Zack Snyder su Batman e Superman e le critiche dei fan sul finale

Batman v Superman: Dawn of Justice, non si fa altro che parlare del nuovo film che la Warner Bros ha realizzato insieme alla DC in questo periodo. L’argomento che sembra aver fatto più notizia al momento non sono gli incassi record al botteghino (quelli erano già scontati), quanto la pioggia di polemiche contro il regista Zack Snyder, per la interpretazione della storia, che non è andata giù a molti sostenitori della serie. Ciò che non è piaciuto affatto ai fan è stato il finale, tuttavia Zack Snyder non ha preso da solo la decisione, e sembra anche ci sia un motivo specifico per una scelta così radicale. Non vi narreremo nello specifico il finale, la cui decisione è stata discussa a lungo con il produttore esecutivo Christopher Nolan (regista di ‘Il cavaliere oscuro‘ e non solo).

E ‘stato un po’ di tempo prima che Nolan e io abbiamo avuto occasione fare una lunga conversazione su di esso, una gran sorta di conversazione filosofica sul film. Egli era sfacciato perché in realtà ha interpretato l’avvocato del diavolo, sul perché non si sarebbe dovuto farlo, e poi alla fine dice: ‘No hai ragione, è meglio farlo“. Ha raccontato entusiasta Zack Snyder.
Il finale è stato così pensato per un semplice motivo in ottica futura: l’esclusione di Superman da ‘Justice League‘, le cui riprese per altro inizieranno tra due settimane.
Snyder pensa che la presenza di Superman nel momento in cui verrà riunita la Justice League, renderebbe inutile la presenza di Batman, mentre nei suoi piani sarà proprio Bruce Wayne a mettere in piedi il team che sarà protagonista in Justice League e probabilmente di molti altri capitoli della saga. Anche se non è detto che emozionanti sorprese non possano già essere state riservate per il futuro.

Ho pensato che fosse davvero importante che Bruce Wayne fosse il samurai che va e trova gli altri samurai, era importante per me. E con Superman intorno era un po’ difficile, perché è piuttosto duro per Bruce essere come il Superman di Superman, Sì Voglio mettere insieme la Justice League insieme’. E’ come, ‘Va bene, ma forse dovrebbe farlo Superman. Sei solo un ragazzo. Sei un tipo freddo, non fraintendetemi, ma sei solo un ragazzo. ”

Senza Superman tra i piedi Batman potrà prendere le redini della Jsutice League e diventarne il mentore, evitando qualsiasi sorta di minaccia alla sua leadership.

Le cellule staminali possono rigenerare il midollo spinale, aiutando le persone a camminare di nuovo

Le cellule staminali potrebbero portare ad una cura efficace per le persone paralitiche o con problemi al sistema motorio, grazie ad una nuova e rivoluzionaria scoperta fatta dai ricercatori della California e del Wisconsin, in collaborazione con alcuni ricercatori del Giappone. I team congiunti stanno indagando la possibilità di utilizzare le cellule staminali per la ricostruzione dei neuroni corticospinali, ovvero i fasci di nervi che collegano la corteccia cerebrale nel cervello con il midollo spinale superiore.
Le cellule staminali sono cellule che si riproducono di continuo in copie esatte di se stesse. Questa loro valenza le rende fondamentali per la medicina, dal momento che esse possono andare a sostituire le cellule del nostro corpo danneggiate, da quelle che compongono la pelle fino a quelle degli organi o dei nervi. Esistono diversi tipi di cellule staminali, dotate di differenti strategie per la rigenerazione. Se i ricercatori riuscissero nell’intento potrebbero ridare nuova speranza a tutti coloro che soffrono di problemi motori, dovuto ad un danneggiamento del midollo spinale.
La proiezione corticospinale è il principale sistema motorio negli esseri umani“, ha detto Mark Tuszynski della Universty of California. “Non era mai stato rigenerata con successo prima. Molti hanno provato, molti hanno fallito, noi compresi, negli sforzi precedenti. La cosa nuova è che abbiamo usato cellule staminali neurali per la prima volta per determinare se, a differenza di qualsiasi altro tipo di cellule testate, avrebbero supportato la rigenerazione. E con nostra sorpresa lo hanno fatto.”

La rigenerazione dei neuroni corticospinali tramite cellule staminali potrebbe aiutare le persone a camminare di nuovo

I risultato del test è stato stupefacente perfino per gli stessi autori, i quali hanno innestato delle cellule progenitrici neurali multipotenti nelle zone di lesione del midollo spinale nei ratti. Le cellule staminali sono state indirizzate a sviluppare il midollo spinale, e lo hanno fatto formando sinapsi funzionali che hanno migliorato i movimenti degli arti anteriori dei ratti. L’impresa capovolge un’ipotesi finora ritenuta valida, ovvero che i neuroni corticospianli mancassero dei meccanismi interni necessari per la rigenerazione.

Noi esseri umani usiamo gli assoni corticospinali per movimento volontario,” Ha spiegato il professor Tuszynski. “In mancanza di una evidente rigenerazione di questo sistema negli studi precedenti, ero dubbioso che la maggior parte delle terapie adottate per gli esseri umani potesse migliorarne la funzione. Ora che siamo in grado di rigenerare il principale sistema motorio massimo per gli esseri umani, penso che le potenzialità per la traslazione siano più promettenti“. I dottore spiega anche che la ricerca è però soltanto agli inizi. “C’è molto lavoro da fare prima di passare agli esseri umani. Dobbiamo soddisfare la sicurezza a lungo termine e il beneficio funzionale lungo termine negli animali. Dobbiamo evidenziare i metodi per il trasferimento di questa tecnologia per gli esseri umani in modelli animali più grandi. E dobbiamo identificare il miglior tipo di cellule staminali neurali umane testare“.

Anoressia nervosa: la cura viene dalla stimolazione magnetica transcranica


I sintomi principali dell’anoressia nervosa, tra cui il bisogno di diminuire l’assunzione di cibo e la sensazione di essere grassi, sono stati ridotti grazie ad una sola seduta con una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva, secondo quanto riferiscono i ricercatori del King College di Londra.

Questo nuovo studio è il primo eseguito per valutare se la stimolazione magnetica transcranica(rTMS), trattamento già approvato per combattere la depressione, possa rivelarsi efficace anche nel combattere i sintomi dell’ anoressia.

Fino al 20% delle persone con anoressia muoiono prematuramente per via del disordine alimentare e i trattamenti negli adulti sono solo parzialmente efficaci, con un successo che assicura la ripresa a circa il 20-30% degli individui che si sottopongono alle migliori terapie.

Data la necessità urgente di trovare dei trattamenti più efficaci, i ricercatori hanno indirizzato lo studio sulle tecnologie basate sulle neuroscienze emergenti che potrebbero agire sulle cause neurali dell’anoressia

La dottoressa Jessica McClelland, ricercatore presso l’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze (IoPPN) del King College di Londra e primo autore dello studio, ha detto: “Con la rTMS abbiamo mirato alla corteccia prefrontale dorsolaterale, un’area di pensiero del cervello responsabile di alcune fra le disfunzioni associate all’anoressia. Questa tecnica altera l’attività neuronale fornendo impulsi magnetici a regioni specifiche del cervello”
La dottoressa ha aggiunto:
“Abbiamo scoperto che una sessione di rTMS è stata sufficiente a ridurre la limitazione del cibo, il senso di sazietà e la sensazione di sentirsi grassi, incoraggiando un processo decisionale più prudente e maturo. Analizzati insieme, questi risultati suggeriscono che la stimolazione del cervello può ridurre i sintomi dell’anoressia, migliorando il controllo cognitivo oltre ad agire sulle caratteristiche compulsive del disturbo”.

Nello studio, 49 persone sono state incaricate di affrontare un pasto e sono state monitorate prima, durante e post la sessione, sotto osservazione dei ricercatori che hanno prestato attenzione alle attività decisionali. Ad alcuni soggetti è stata somministrata la stimolazione magnetica transcranica, ad altri un placebo. I sintomi dell’ anoressia sono stati misurati prima e dopo la rTMS, a distanza di 24 ore dal test.

Durante il test sono stati stimolati i sintomi dell’ anoressia ed è stato ai partecipanti di guardare un filmato della durata di due minuti con oggetto persone che mangiavano cibi particolarmente appetitosi, come il cioccolato o le patatine, mentre gli stessi alimenti erano su un tavolo di fronte a loro. E’ stato quindi chiesto loro di valutare la percezione dell’odore, del sapore, l’aspetto e la propria voglia di mangiare questi alimenti.

Nell’ambito del processo decisionale, i partecipanti dovevano scegliere una quantità variabile di denaro che sarebbe stata elargita loro come ricompensa per aver mangiato. Una variabile di denaro fra 0 e 100 sterline consegnati subito e una ad importo fisso di 100 sterline disponibile in 4 momenti diversi, a seconda del test: una settimana, un mese, un anno o due anni.
Il gruppo di pazienti a cui era stata somministrata la rTMS ha mostrato una tendenza alla gratificazione ritardata, prediligendo un compenso più alto dopo invece di un premio immediato ma inferiore.

Gli autori dello studio sottolineano che c’è stato un miglioramento dei sintomi e delle capacità decisionali dopo una sola sessione di rTMS. E’ probabile che su un campione più ampio e con un incremento delle sessioni di rTMS i risultati potrebbero essere ancora più incoraggianti.

Il professor Ulrike Schmidt, autore senior dello studio ha aggiunto:“L’anoressia nervosa si pensa che colpisca fino al 4% delle donne nell’arco della loro vita. Se non curata, l’anoressia si radica nel cervello e diviene più difficile da trattare. I nostri risultati preliminari supportano il potenziale di questo trattamento innovativo contro l’anoressia.
Alla luce dei risultati promettenti conseguiti in questo studio, stiamo valutando se la rTMS possa avere avere degli effetti benefici terapeutici di lunga durata benefici terapeutici in uno studio clinico prima mondiale con 20 sedute di rTMS su persone affette da anoressia nervosa.”

Robert De Niro dopo le polemiche cancella il documentario sull’autismo al Tribeca Film Festival

Il tutto è iniziato quando Robert De Niro aveva proposto ai curatori del Tribeca Film Festival la proiezione di un’opera molto discussa, ovvero il documentario dal titolo ‘Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe‘. Il documentario diretto Andrew Wakefield, un medico che è stato destituito dall’ordine e caduto in disgrazia, tratta di un tema cui egli stesso ha dato il via quale, ovvero il movimento anti-VAX. La questione è collegata ad una vicenda accaduta nel 2014, quando l’informatore del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha lasciato trapelare informazioni secondo cui all’interno dell’agenzia vi fosse una copertura circa una presunta connessione tra i vaccini e l’autismo.
Ma secondo molti specialisti in realtà non esiste alcun nesso consequenziale tra il Vaxxed ed il manifestarsi dell’autismo nei bambini. Sono molti gli articoli, pubblicati su riviste autorevoli d medicina come Science-Based Medicine, Harpocrates Speaks, in cui si sostiene che la cospirazione sia soltanto una colossale bufala.

Nonostante le numerose contestazioni al medico e alla sua teoria, la 15 esima edizione Tribeca Film Festival, di cui Robert De Niro è fondatore, ha deciso di inserire il documentario nella programmazione del 2016. Il fatto è che Robert De Niro non è estraneo alla vicenda, in quanto ha un figlio affetto da autismo. Per motivare la proiezione di Vaxxed: From Cover-Up to Catastropheal Tribeca Film Festival Robert De Niro stesso ha scritto:

Dalla speranza di aprire un dibattito sull’autismo alla resa contro le polemiche: Robert De Niro prima motiva la proiezione del documentario, poi è costretto a ritornare sui suoi passi

Grazia e io abbiamo un bambino affetto da autismo e crediamo che è fondamentale che tutte le questioni che circondano le cause dell’autismo debbano essere discusse apertamente ed esaminati. Nei 15 anni da quando il Tribeca Film Festival è stato fondato, non ho mai chiesto che un film venisse sottoposto alla proiezione o venisse coinvolto nella programmazione. Tuttavia questo è molto personale per me e la mia famiglia e voglio che ci sia una discussione qui è per questo che sarà proiettato VAXXED. Personalmente non sto approvando il film, né sono anti-vaccinazione; Sto solo fornendo una buona occasione per un dibattito intorno alla questione“.

Sebbene Robert De Niro non si dica comunque convinto che via sia una causalità tra il Vaxxed e l’autismo, ritiene importante la proiezione del documentario per discutere un’argomento che gli sta molto a cuore. Ma la polemica che ne è nata a livello mediatico è stata tale da costringere cofondatore e giuria del Tribeca Film Festival a doverlo escludere.

Dopo averlo esaminato nel corso degli ultimi giorni pochi con il team del Tribeca Film Festival e altri da parte della comunità scientifica, non crediamo contribuisca ulteriormente alla discussione che avevo sperato.” Ha spiegato ancora l’attore 72 enne. “Il Festival non cerca di evitare o rifuggire le polemiche. Tuttavia, dobbiamo considerare alcune cose in questo film che ci fanno capire di non doverlo dal presentare al programma del Festival. Noi abbiamo deciso di rimuoverlo dal nostro programma.”

Più tempo si passa sui social media, maggiori sono i rischi di depressione

Passare molto tempo sui i social media può effettivamente aumentare i rischi di depressione? Oppure sono le persone depresse a passare più tempo sui social media?
E’ la domanda che si sono posti alcuni ricercatori dell’Università di Pittsbourgh, i quali per trovare una risposta esauriente hanno deciso di condurre uno studio, basandosi sui dati derivati da 1.800 persone di età compresa tra i 19 e i 32 anni.
Nello studio, i ricercatori hanno proposto un questionario che chiedeva ai partecipanti quante ore trascorressero su 11 ben note piattaforme di social media: Facebook, YouTube, Twitter, Google Plus, Instagram, Snapchat, Reddit, Tumblr, Pinterest, Vine eLinkedIn.
Il team ha scoperto che, in media, i partecipanti visitano i social media 30 volte ogni settimana, per poco più di un’ora al giorno. Il test sulla depressione ha inoltre rivelato che circa un quarto dei partecipanti sembrava essere esposto ad un elevato rischio di depressione.
Quando i modelli dei social media sono stati confrontati quelli sulla depressione, i ricercatori hanno scoperto che coloro che utilizzavano maggiormente i social media avevano circa 2,7 volte di probabilità in più di essere depressi rispetto a quelli che lo utilizzavano meno.

Una forte possibilità è che le persone che stanno già avendo sintomi depressivi iniziano a utilizzare i social media di più, forse perché non sentono di avere le capacità per intrattenere rapporti sociali diretti“, ha ipotizzato il principale autore dello studio, il dr. Brian Primack. “Tuttavia, ci sono anche alcune ragioni per cui un maggiore utilizzo dei social media può portare a pensieri più depressivi. Per esempio, le persone che si impegnano molto nell’utilizzare i social media possono sentire che essi non conducono una vita come quella derivante dai ritratti idealizzati, che le altre persone tendono a presentare sul loro profilo. Questo fenomeno è stato talvolta chiamato ‘ depressione da Facebook’“.

La ricerca ha messo in evidenza come l’esposizione alle rappresentazioni altamente idealizzate degli amici sui social media possa suscitare sentimenti di invidia e la convinzione distorta che gli altri conducano una vita più felice, più soddisfacente della propria. E ha anche trovato che l’ impegnarsi in attività di poco significato sui social media può dare alla fine una sensazione di tempo sprecato che influenza negativamente l’umore.
Primack anche suggerito che ci potrebbe essere in gioco un vero e proprio “circolo vizioso“, in cui le persone depresse si rivolgono ai social media solo per evitare di peggiorare la depressione.
Lo studio infatti ha mostrato solo una associazione, e non un rapporto di causa-effetto, tra l’uso dei social media e la depressione.

Quello che abbiamo trovato erano solo le tendenze generali per l’intera popolazione. Questi risultati non suggeriscono che ogni persona che passa più tempo ad utilizzare i social media sia depressa“, ha sottolineato Primack.
In realtà, ci sono certamente molti gruppi di persone che effettivamente trovano conforto e avvertono un calo della loro depressione attraverso i social media“, ha aggiunto. “Tuttavia, i risultati complessivi indicano che, a livello di popolazione, l’aumento del tempo passato sui social media è correlato ad un aumento della depressione.”

Nuovo studio sancisce che il Muos non è nocivo: i nomuos in rivolta

L’ultima perizia eseguita dal collegio di esperti sul muos di Niscemi esclude qualsiasi rischio per l’uomo.
Questo è l’esito di una tre giorni di test condotti fra il 9 e l’11 marzo sul muos, che però lascia non poche ombre.
La perizia è stata disposta dal consiglio di giustizia amministrativa in seguito al ricorso in appello del ministero della difesa contro la sentenza del Tar, che accogliendo le proteste della regione Sicilia e dei comitati no muos aveva sancito il fermo dei lavori presso la riserva del Sughereto di Niscemi, dove si trovano le contestatissime antenne militari.

Il Tar aveva disposto il fermo dei lavori poiché gli studi condotti sul muos non erano stati ritenuti attendibili contro ogni possibilità di errore, alla luce dei rischi per la salute dei cittadini e sul traffico aereo.
Il consiglio di giustizia amministrativa ha quindi disposto gli ultimi test di marzo con il muos in azione. Nella relazione di 44 pagine si legge:

“Le misurazioni eseguite dimostrano che i campi elettromagnetici irradiati dalle antenne paraboliche dell’impianto Muos raggiungono le decine di mV/m esclusivamente in un’area limitata a sud dell’impianto a distanza di 200-300 metri.”
La relazione prosegue:
“Uscendo da tale spazio, i valori del campo magnetico sono inferiori al centesimo di volt per metro. Nella casa del Sig. Terranova in contrada Ulmo, dove sono state effettuato le misurazioni secondo ordinanza dei CTP, rilevano una quantità di valori di campo magnetico paragonabile ad un rumore di fondo ambientale.”

Una perizia il cui esito ha scatenato le ire dei comitati no-muos, che ritengono lo studio assolutamente privo di ogni rilevanza scientifica.
A suscitare i dubbi e lo sgomento dei comitati è che per l’ennesima volta non è stato possibile studiare gli effetti del muos nei momenti in cui il campo magnetico delle antenne è al massimo della sua potenza.
Sostanzialmente, se ogni singola parabola ha una potenza di 1600 w, durante queste ultime misurazioni tale capacità non è stata neanche parzialmente raggiunta. I ricercatori hanno di fatto lavorato su un campo elettromagnetico che non ha mai superato i 300 w: numeri che quando il muos funzionerà a pieno regime saranno abbondantemente superati.

Ma cos’è il muos?

Questa sigla è utilizzata per indicare un sistema di comunicazioni satellitare statunitense noto come Mobile User Objective System, di proprietà del dipartimento della difesa americano. Il sistema è composto da 4 satelliti in orbita e 4 basi sulla Terra, una delle quali, completata nel 2014, si trova proprio a Niscemi (Caltanissetta) in prossimità della base americana di Sigonella.
Gli altri tre impianti MUOS si trovano uno alle isole Hawaii, uno in Virginia e un altro in Australia.

Nei piani del governo degli Stati Uniti il Muos avrà il compito di fornire assistenza radio efficiente all’esercito americano, garantendo un sistema di comunicazione nella banda di frequenza UHF, che essendo più bassa di quella sfruttata per cellulari civili, fornirà ai militari in azione prestazioni elevate anche in luoghi impervi e isolati come le foreste.