Monthly Archives: marzo 2016

Arriva ForwardWorks Sony, l’app Playstation che porterà sul mobile giochi come Uncharted

La Sony ha confermato in un comunicato l’ufficialità di una news molto attesa dai fan della console Playstation. Sembra infatti che anche la multinazionale giapponese abbia deciso di puntare con decisione sul Mobile, investendo denaro e lavoro su una nuova divisione che metterà a punto i giochi playstation anche su IOS e Android.

Si chiamerà ForwardWorks e per dirigerla è stato scelto uno dei pozzi grossi di casa Sony, Atsushi Morita.
Quello che avverrà con ForwardWorks è una piccola rivoluzione, in quando gli ingegneri Sony si occuperanno di trasformare in app giocabili su tutti i dispositivi portatili, i giochi che attualmente fanno impazzire milioni di appassionati su console.
Una rivoluzione si ma fino a un certo punto, giacché la Sony non è stata la prima a comprendere il potenziale del mobile: la Nintendo ha infatti già lanciato la sua APP per Mobile di nome Mitomo, che tuttavia è solamente un lontano parente dei videogiochi che hanno fatto la storia della Nintendo: si tratta infatti di un gioco social-interattivo nel quale ogni utente viene rappresentato da un avatar in grado di interagire con gli altri. Mitomo ha riscosso enorme successo, con oltre un milione di download nei primi tre giorni, ma chi si aspettava qualcosa di più classico – come un bel gioco di Mario Bros – è per adesso rimasto deluso.

La Sony con ForwardWorks farà invece le cose in grande stile e secondo i primi rumors sembra che titoli come Uncharted o Killzone saranno presto disponibili per mobile; udite udite, alcuni fonti riportano perfino un ritorno di Crash Bandicoot.

L’esordio ufficiale di ForwardWorks è previsto per il primo aprile, e vista la data ci auguriamo che non sia tutto uno scherzo.
Non saranno però le prime APP marchiate Playstation: con lo stesso marchio la Sony ha già pubblicato altre app. Inoltre aveva lanciato sul mercato la Playstation Vita che però non ha riscosso il successo sperato. La novità questa volta saranno i giochi. Forwardworks – se tutto andrà come in casa Sony ci si aspetta – sarà la trasposizione su mobile dei più amati giochi per console.
Console che in Giappone già da tempo stavano patendo un calo delle vendite e considerato l’interesse smisurato mostrato dagli asiatici verso i dispositivi portatili, lo stupore non è tanto la nascita di ForwardWorks, ma che questa stia avvenendo soltanto adesso.

Forse per recuperare terreno in Giappone e nei paesi asiatici, la scelta della Sony per adesso è stata quella di limitare l’uscita dei giochi su mobile ai paesi del Sol Levante. I titoli saranno infatti tutti in Giapponese, una notizia accolta con una punta di stizza dagli appassionati che si aspettavano anche qualcosa in lingua inglese.

Torna l’ora legale: ad aprile si risparmia, ma occhio al rischio infarto

Si torna a parlare di ora legale in prossimità dell’imminente cambio di lancetta; questa volta purtroppo dormiremo un’ora in meno, ma potremo consolarci in ottica risparmio energetico: si stima che saranno quasi 95 i milioni di euro risparmiati con questo cambio di lancetta.

A mettere su bianco la quantità di soldi risparmiati con l’ora legale è la società Terna, responsabile della gestione della rete elettrica italiana.
Il cambio d’ora primaverile infatti modifica le nostre abitudini, con un’ora di luce in più al pomeriggio e una in meno al mattino, sostanzialmente nella vita di tutti i giorni si sfrutta per un’ora in più la luce solare risparmiando su quella elettrica.

I tecnici della Terna riferiscono che dal 2004 al 2015 l’ora legale ha permesso di risparmiare un totale di un miliardo e 100 milioni di euro, corrispondenti a sette miliardi e 280 milioni di kilowattora, quanto si consuma in energia elettrica annualmente nelle Marche.
Quest’anno il cambio di lancetta avverrà nella notte fra sabato e domenica del mese di marzo, quando si passerà dalle 2:00 alle 3:00.

Ogni anno è un piccolo trauma per chi nei giorni successivi deve andare a lavorare e si ritrova con il ritmo sfalsato, ma quest’anno c’è la piccola consolazione che l’ora legale capita di pasqua. Così il giorno dopo, lunedì, la maggior parte delle attività saranno chiuse per ferie consentendo agli impiegati di ripristinare il proprio orologio biologico.

I ricercatori dell’Università di Stoccolma, hanno messo in evidenza un dato allarmante e cioè che nella settimana che segue il cambio d’ora, gli attacchi di cuore aumentano del 4% ogni anno.
Al tempo stesso, la statistica ci dice che diminuiscono gli incidenti stradali: questo è merito dell’ora di luce in più che offre maggiore visibilità agli utenti della strada nel tardo pomeriggio.

Le stime indicano che aprile è il mese del risparmio energetico, in quanto l’arrivo dell’ora legale riduce sensibilmente l’utilizzo della luce elettrica. Nei mesi successivi a quelli primaverili, quando il caldo si fa torrido e aumenta l’utilizzo dei condizionatori per difendersi dall’afa, l’Italia torna ad essere sprecona nonostante le giornate siano “più lunghe”.

Lo streaming musicale registra incassi record: i top restano Spotify, Apple Music e Tidal

Nel giro di brevissimi anni, il modo in cui i consumatori ascoltano la musica è cambiato profondamente. L’ascolto della musica ha subito una rapida trasformazione a causa dei molti e ravvicinati progressi tecnologici, che consentono all’ascoltatore di accedere alla produzione degli artisti attraverso numerosi metodi. Negli ultimi anni il formato che sta prendendo sempre più piede è lo streaming musicale. Lo streaming della musica rappresenta al momento il modo più accessibile per ascoltare le canzoni, risalgano a decine di anni fa o si tratti invece dell’ultimissimo album. Lo streaming ha anche fornito agli ascoltatori di scoprire la musica, con l’accesso a milioni di canzoni e migliaia di artisti che abbracciano diversi decenni e diversi generi.
Lo streaming sta cambiando anche in modo radicale l’industria musicale e anche il modo in cui viene pubblicizzato dalle case discografiche un album.
Con il calo delle vendite e la presenza di pirateria musicale, le case discografiche stanno investendo di più nella musica in streaming, al fine di rialzare i profitti, abbassando notevolmente i prezzi e rendendo la musica facilmente accessibile; tra i vari servizi di streaming musicali disponibili online, tre si sono distinti più degli altri Spotify, Apple Musica e Tidal, raggiungendo in totale centinaia di milioni di utenti abbonati.

I boss dello streaming musicale: Spotify, Apple Music e Tidal

Spotify è il più antico dei servizi di streaming, essendo apparso negli Stati Uniti nel luglio del 2011, e in soli 5 anni ha raggiunto la cifra esorbitante di 75 milioni di utenti, restando il primo servizio in assoluto del mercato sia per utenza che per guadagni. Spotify offre diverse opzioni di prezzo: uso gratuito con messaggi pubblicitari; e premium, che garantisce invece all’utente la completa libertà di ascolto anche sulle ultime novità; esistono anche delle tariffe scontate per gli studenti, che rappresentano sempre la parte più grande degli utenti.

Apple Music è il più recente dei tre, il suo lancio è datato al giugno 2015, conta adesso 11 milioni di abbonati a pagamento e offre due tipi di abbonamenti: con scadenza mensile e permette di aggiungere all’account fino a sei utenti che possono avere accesso ai contenuti musicali di Apple Music su qualsiasi dispositivo purché sia Apple ovviamente. Ciò che rende di Apple Music più interessante degli altri è la disponibilità di contenuti esclusivi. Artisti come Pharrell ed Elton John ospitano alcuni dei loro programmi radiofonici e curano le proprie playlist. Vi sono anche spettacoli esclusivi, interviste e backstage, che vanno ben oltre il semplice godimento del brano musicale.

Tidal, il meno famoso dei tre, vanta un proprietario d’eccezione Jay Z, il re dell’hip hop. Al momento Tidal conta circa 2,5 milioni di abbonati, grazie anche all’ingresso nel servizio di Kanye West. Ma l’obiettivo di Tidal è quello di fornire gli ascoltatori una migliore esperienza d’ascolto. “La sfida è quella di fare in modo che tutti rispettino ancora una volta la musica, di riconoscere il suo valore“, dice Jay Z. “L’acqua è gratuita. La musica è a 6 dollari, ma nessuno vuole pagare per la musica. Si consiglia di bere acqua libera dal rubinetto – è una bella cosa. E se si desidera ascoltare la canzone più bella, si sostiene l’artista“. Tidal offre due opzioni il servizio base e poi Tidal Hi-Fi, che offre un suono di qualità più elevata e una maggiore fedeltà nella riproduzione del brano. Entrambe le opzioni sono senza pubblicità. Tutti gli abbonati hanno accesso alla musica e a video esclusivi su richiesta. Inoltre, ottengono l’accesso a Tidal X, un programma che offre agli artisti una piattaforma per la connessione con i loro fan attraverso eventi speciali, tra cui concerti. Tidal è ha anche i suoi artisti esclusivi, tra cui non poteva mancare tra gli altri, ovviamente Beyonce.

Come emerge dai dati pubblicati dalla RIAA i profitti derivati dallo streaming hanno superato per la prima volta quelli dei download. Servizi come iTunes, molto popolari sui dispositivi Apple sembrano già appartenere ad un lontano passato, la preistoria nel mondo dell’ascolto della musica. Lo streaming musicale è cresciuto nel 2015 fino a raggiungere e un fatturato complessivo superiore ai 2,4 miliardi di dollari, con una crescita netta del 29 per cento. Il successo del nuovo formato si deve anche grazie alla combinazione di tutte le categorie di musica in streaming a disposizione degli utenti: abbonamento, on-demand, e le distribuzioni SoundExchange. I servizi di abbonamento a pagamento costituiscono la fetta più grande dei guadagni e sono ancora in rapida crescita rispetto agli altri. Nel 2015 i ricavi derivati dagli abbonamenti a pagamento sono cresciuti del 52 per cento, ovvero la metà complessiva dei 2,4 miliardi.

Liberati più di 800 ostaggi, Boko Haram dichiara la resa, ma restano molti dubbi

Le truppe nigeriano stanno avendo il sopravento sulle forze antigovernative di Boko Haram: le ultime notizie riportano che più di 800 ostaggi detenuti da parte del gruppo islamico radicale sono state liberate in diversi villaggi nella zona nordorientale del paese.
Inizialmente le truppe governative hanno salvato 520 ostaggi dal villaggio di Kusumma il martedì, dopo una serie di scontri che hanno costretto ad un arretramento le linee Boko Haram; altri 309 ostaggi provenienti da 11 villaggi in altre parti dello stato di Borno sono stati salvati nelle fasi successive. Il salvataggio è venuto lo stesso giorno in cui gli islamisti radicali hanno rapito 16 donne, tra cui due bambine, dallo stato nord-orientale di Adamawa. “Abbiamo ricevuto i rapporti del rapimento di 14 donne e due bambine da uomini armati che si ritiene essere di Boko Haram insorti vicino Sabon Garin Madagali villaggio“, Adamawa il portavoce della polizia di stato Othman Abubakar ha detto alla AFP.La tattica operata dal gruppo di Boko Haram è sempre la stessa: razzie e rapimenti, sopratutto di donne, che nel migliore dei casi vengono costrette a diventare mogli dei militanti.
Le truppe valorose hanno eliminato i resti dei terroristi di Boko Haram in letargo nell’area generale di Kala Balge,” ha detto il portavoce dell’esercito della Nigeria Sani Usman in una dichiarazione rilasciata alla agenzia di stampa AFP, aggiungendo che 22 terroristi sono stati uccisi nelle operazioni, che hanno portato anche al recupero di parti dell’arsenale del gruppo e anche di una moto.

A seguito degli eventi Boko Haram Abubakar Shekau giovedì stesso è apparso in un nuovo video, condiviso sui social media e anche su YouTube, dove si mostra in possesso di un arma automatica accanto ad una bandiera dell’ISIS. Nonostante l’aspetto armato e minaccioso il leader ha ammesso che sembra essere arrivato il momento per un cambiamento al vertice della leadership del gruppo militante, dopo sette anni di potere dalla successione del fondatore del gruppo Mohammed Yusuf.

Tra le frasi del lungo discorso che hanno maggiormente attirato l’attenzione degna di nota risulta la seguente: “Questo è il mio desiderio: che chiunque non sentirà nient’altro che i saluti tra di noi. Solo Allah sa il resto, dal momento che hai creduto [e] dal momento che ti sei sottomesso. Per me la fine è arrivata“.

le molte incertezze sul vide di Boko Haram, potrebbe essere solo l’ennesimo inganno da parte del leader

Nonostante il video, gli alti funzionari della difesa in Nigeria hanno affermato in un comunicato che le Forze Armate del paese continueranno le operazioni contro i ribelli nel nord-est del paese.
Il video da parte del leader Boko Haram, Abubakar Shekau, deve essere ignorato in quanto potrebbe essere un altro vecchio video dei terroristi. Il pubblico non deve essere ingannato dal video, e deve stare attento alla sicurezza in ogni momento durante la celebrazione di Pasqua e oltre.”

I funzionari nigeriani sono convinti che il video non sia nuovo, ma che possa risalire ad un periodo precedente e costituisca solo l’ennesimo inganno da parte di Boko Haram per fa credere che ormai sia finito. Nonostante appaia molto emaciato e stanco, esistono parecchie incongruenze. “Che Allah ci protegga dal male … Ringrazio il mio creatore“, ha detto lentamente in Hausa e arabo, con un tono privo dell’arroganza che ha caratterizzato sempre la sua persona. Prima tra tutte le incongruenze però è la qualità del video, molto scarsa rispetto all’ultimo rilasciato nel 2015. Il leader, noto anche come Shekau, inoltre non ha fatto alcun riferimento all’IS, e ha utilizzato il nome originale di Boko Haram, “Jama’atu Ahlis Sunna wal-Jihad Lidda’awati“, che significa letteralmente “le persone impegnate nella diffusione degli insegnamenti del profeta e jihad“. Alcuni esperti dicono che l’immagine molto scura non permette di distingue chiaramente le caratteristiche di Shekau, e l’uso del vecchio nome e il vecchio logo di Boko Haram.

Se il messaggio è autenticato, solleva questioni interessanti “, ha detto Ryan Cummings, specialista in problemi di sicurezza in Africa. “Questo potrebbe essere un segno di un cambio di leadership all’interno di Boko Haram, e anche un cambiamento di strategia“, ha aggiunto. E infatti non è improbabile che con il video Boko Haram voglia annunciare la sua resa personale, non quella dell’intero gruppo terroristico, per cui potrebbe essere piuttosto arrivato il momento di un nuovo leader.

Attenzione: virus come Trojan si nascondono nelle chiavette USB e altre applicazioni portatili

Quello dei virus è un mondo in rapida evoluzione, tanto quanto i sistemi di sicurezza e cerca costantemente di adattarsi alle nuove necessità. Virus come Trojan, che fanno ampio uso della crittografia per impedire l’analisi e nascondere i dati, vengono adesso distribuiti attraverso unità USB e sembra siano progettati per rubare informazioni dai computer che non sono connessi a Internet e fanno uso dell’air gap – una tecnica informatica utilizzata per mettere in sicurezza sistemi o reti LAN. Spesso si crede che evitando di collegare un computer ad internet si possa evitare di incappare in malware come Trojan o affiliati. Purtroppo però non è così, poiché anche una semplice chiavetta USB può contenere file dannosi per il funzionamento del vostro computer, o peggio ancora per la sicurezza dei vostri dati personali, o ancora del vostro denaro.
Il nuovo Trojan è stata soprannominato Thief USB dai ricercatori di sicurezza dalla ditta antivirus ESET, i quali avvertono che possiede caratteristiche assai diverse, che lo differenziano dai tradizionali programmi malware che si diffondono utilizzando dispositivi di memoria USB e la funzione di esecuzione automatica di Windows.

Prima di tutto, il virus USB Thief agisce infettando la chiavetta USB che contiene installazioni portatili delle applicazioni più diffuse come browser per internet o altre applicazioni comuni per il funzionamento di un pc. E’ copiato a tali programmi in un plug-in o tramite un DLL (Dynamic Link Library) e viene quindi eseguito insieme a tali applicazioni.
In alcuni casi, soprattutto quando si tratta di computer datato di air gap, gli utenti possono eseguire temporaneamente un’applicazione direttamente da una chiavetta USB in modo da evitare l’installazione sul computer stesso. Ci sono versioni portatili di molte applicazioni popolari che non lasciano alcun file o voci di registro sul sistema dopo l’uso.

I l rischio non è soltanto per gli utenti poco esperti, ma anche per gli addetti ai lavori. Infatti la pratica comune anche tra i tecnici o amministratori di sistemi che si trovano spesso a dover risolvere specifici problemi sui computer degli utenti, è quella di portare sempre con sé una chiavetta USB con le versioni portatili dei loro strumenti preferiti. Ciò costituisce il canale privilegiato per la diffusione del virus da un pc all’altro.

La difficoltà sta nel fatto che l’USB Thief Trojan è un malware a più stadi, composto da tre stadi eseguibili, ognuno di essi carica il componente successivo della catena. In tutto: due file di configurazione crittografati e un payload finale.
Il primo calcola un hash SHA512 dei propri contenuti in combinazione con la propria data di creazione e tenterà di eseguire un file il cui nome corrisponde a quello di hash. Questo sarebbe il secondo loader, che controllerà se è stato avviato dalla casa madre corretta e quindi tenterà di decifrare un file di configurazione il cui nome è l’hash SHA512 dei propri contenuti ed i tempi di creazione di TAMP.
Il file di configurazione è cifrato con l’algoritmo AES128 e la chiave viene calcolata dall’ID univoco del dispositivo USB combinato con le sue proprietà del disco. Il secondo loader quindi tenterà di eseguire un terzo caricatore, il cui nome è l’hash SHA512 del contenuto del file di configurazione e della sua data di creazione, e così via.
Il payload finale viene inserito in un nuovo processo svchost.exe di Windows, che legge le istruzioni del secondo file di configurazione criptato. Queste istruzioni definiscono quali informazioni rubare dal computer e come crittografarlo. Una volta che la chiavetta USB è stata rimossa, sul computer non resta nessuna traccia della presenza e dell’attività svolta dal virus. Questi livelli di crittografia rendono estremamente difficile analizzare il malware senza l’accesso fisico al dispositivo USB specifico, perché i file di configurazione non potranno essere decifrati senza l’ID unico della chiavetta USB.

L’Alzheimer adesso si cura con una capsula che fornisce anticorpi al sistema immunitario

Sviluppata in laboratorio una minuscola capsula impiantabile che può trasformare il sistema immunitario del paziente rendendolo reattivo contro il morbo di Alzheimer. Tale capsula fornisce un flusso costante e sicuro di anticorpi al cervello, rendendolo in grado di sviluppare da sé una cura efficace per combattere il morbo.
Una delle cause che si ipotizza siano alla base del morbo Alzheimer è la sovraccumulazione della proteina beta-amiloide negli spazi tra le cellule nervose in differenti aree del cervello. Ciò comporta la deposizione di placche di proteine ​​aggregate, che risultano essere tossiche per i nostri neuroni. Uno dei modi più promettenti per combattere le placche è quello di codificare le proteine ​​​​beta-amiloidi con degli anticorpi che possono segnalarne la presenza, in modo da permettere al sistema immunitario di combatterle con maggiore facilità.
La tecnica che sfrutta la codifica delle proteine ​​beta-amiloidi non è affatto nuova, solo che il trattamento attualmente diffuso prevede una serie di vaccini tramite iniezione, che per essere efficace deve essere fornito in tempo, ovvero non appena si manifestano nel paziente i primissimi segni di declino cognitivo. Oltre alla difficoltà di agire in modo tempestivo si aggiunge il fatto che il vaccino può anche causare degli effetti indesiderati.

La capsula rappresenta nuovo metodo per combattere l’Alzheimer evitando le controindicazioni dell’attuale vaccino

Per ovviare alle lacune dell’attuale cura gli scienziati del Politecnico federale di Losanna (EPFL), in Svizzera, hanno cercato di risolvere il problema praticando una nuova via. Questa prevede l’impianto di una capsula in grado di fornire  anticorpi al cervello del paziente per evitare il sovraccumulo delle proteine ​​beta-amiloidi, prima che possano formare le placche dannose che impediscono la connettività sinaptica, il richiamo della memoria, e la cognizione generale.
Il trattamento previsto ne prevede l’impianto nel tessuto sottocutaneo – le capsule però devono essere compatibili con il paziente, in modo da evitare eventuali rigetti del sistema immunitario – da qui col tempo le cellule produrranno e rilasceranno un flusso costante di anticorpi nel sangue, che arrivando al cervello individueranno ed elimineranno tutte le placche ​​beta-amiloidi che si depositano tra i neuroni. La capsula nello specifico è costituita da due membrane permeabili sigillate insieme con una cornice in polipropilene. All’interno i ricercatori hanno posto un idrogel che facilita la crescita cellulare.

Il video, prodotto dallo stesso École Polytechnique de Lausanne Fédérale e pubblicato su Youtube spiega in maniera semplice e simpatica (e in lingua inglese) il funzionamento della capsula.

La tecnica, sviluppata nello specifico dai ricercatori dell’École Polytechnique de Lausanne Fédérale, è stata testata al momento soltanto sui topi, ma i primi risultati sono sembrati assai promettenti. Nei modelli animali affetti dal morbo di Alzheimer, l’impianto ha provocato una drastica riduzione delle placche di proteine ​​​​beta-amiloidi nel corso di 39 settimane. Inoltre, il team ha scoperto che i topi hanno dimostrato minore fosforilazione di una proteina chiamata tau, che si crede svolga anch’essa un ruolo nello sviluppo del morbo di Alzheimer attraverso, la formazione di ‘grovigli’ che si accumulano all’interno delle cellule nervose.
Secondo Patrick Aebischer ed i suoi colleghi dell’École Polytechnique de Lausanne Fédérale, si tratta di una cura un’alternativa più sicura ed altamente efficace, del vaccino finora utilizzato.

I risultati della ricerca sono anche pubblicati sul sito dell’École Polytechnique de Lausanne Fédérale.

Morte di Andy Grove: anche Tim Cook ricorda il signor Intel

Andy Grove, classe 1936, di origini ungheresi, fu l’uomo che – insieme a Robert Noyce e Gordon Moore – fondò Intel e creò il settore dei microprocessori. Si è spento Lunedi alle 79. L’imprenditore lottava da tempo contro il cancro e soffriva di morbo di Parkinson

Il nome di Andrew “Andy” Grove è sempre stato associato alla Silicon Valley degli anni 1980 e ’90. Nel 1997, è stato nominato della rivista Time uomo dell’anno per il ruolo avuto nel condurre quella che è stata definita “rivoluzione digitale”.

L’anno scorso, Ben Horowitz definì Andy Grove “l’uomo che ha costruito la Silicon Valley” , descrivendolo come “il più grande CEO che sia mai vissuto.”

Al di fuori della Silicon Valley, la massa conosceva Grove anche per i suoi aforismi, tra cui “Il successo genera autocompiacimento. Ma il compiacimento genera fallimento”. Anche il titolo del suo vendutissimo libro è evocativo: “Solo i paranoici sopravvivono” (1996), divenuto un caposaldo per chi si avvicina al mondo dell’imprenditoria.
Andy Grove ha inoltre raccontato la sua infanzia durante i regimi nazista e comunista e le sue doti come narratore, aldilà del talento conclamato come innovatore del settore digitale, sono state ampiamente riconosciute.

Ad annunciare la morte di Andy Grove è stata proprio la Indel lunedì scorso.

“Andy ha realizzato l’impossibile ed è stato fonte di ispirazione per le generazioni di imprenditori e dirigenti d’azienda venute dopo.”
Ha dichiarato Brian Krzanich CEO di Intel

Le personalità più importanti del settore, tra cui il CEO di Apple Tim Cook, Marc Andreessen John Doerr hanno affidato ai social i loro commenti sulla morte di Andy Grove.
“Andy Grove è stato uno dei giganti della tecnologia. Amava il nostro paese e incarnava l’America al meglio. Riposi in pace.”
Ha commentato il leader di Apple

Sul finire degli anni 90 perfino Steve Jobs chiese consulto a Grove per capire meglio cosa fare del suo futuro.
Federico Faggin, l’inventore italiano da molti considerato il padre del microprocessore, non ebbe mai però parole positive nei suoi confronti. Sembra infatti che Grove a suo tempo non credette nell’invenzione dell’italiano o, come molti pensano, ne avesse riconosciuto il potenziale ma temeva di vedere oscurata la propria fama.

Ciò non toglie che il contributo dato da Grove all’industria tecnologica è immenso e che con la sua morte se ne va uno dei maggiori pionieri del settore.
Nel 2000, quando gli venne diagnosticato il morbo di Parkinson, Grove si mise in luce per alcuni gesti di filantropia, come il finanziamento per la ricerca sulla cura al morbo di Parkinson.
Nel suo comunicato ufficiale, Intel scrive che “(Grove) ha svolto un ruolo cruciale nella crescita di Intel, spostando l’attenzione dai chip di memoria ai microprocessori.”

Snowden aveva ragione: l’FBI può sbloccare l’iPhone senza Apple, chi è la ‘terza parte’?

L’udienza in aula tra Apple e l’FBI prevista è stata rinviata, in quanto un elemento esterno, ‘una terza parte’, esterna alla contese, ha mostrato al governo un metodo alternativo per sbloccare l’iPhone del terrorista San Bernardino, senza dover fare ricorso all’assistenza da parte della Apple.
Non si sa ancora chi sia questa ‘terza parte’ che si è offerta spontaneamente e improvvisamente all’FBI, né si ha alcuna informazione sul metodo misterioso che potrebbe aprire il vaso di Pandora. Fatto sta che Edward Snowden, al di là di tutto aveva ragione, esiste un metodo per sbloccare l’iPhone, il che rende ancora di più la querelle tra la Apple e l’FBI una sorta di messa in scena, ben architettata per far credere che esista ancora una sorta di privacy al giorno d’oggi. Tanto più che le dinamiche degli eventi appaiono davvero poco chiare e alimentano ancor più le teorie sulla cospirazione.

L’ultima parte della contesa tra la Apple e l’FBI, alcune ipotesi sulla terza parte

Fino a lunedì gli agenti federali hanno fatto una dichiarazione giurata sul fatto che non esiste alcuna alternativa al metodo della Apple sbloccare il telefono del terrorista San Bernardino, senza comprometterne l’integrità dei dati.
E lunedì stesso Edward Snowden ha accusato ancora una volta l’FBI di mentire sul fatto di non essere in grado di accedere al contenuto dell’iPhone del terrorista di San Bernardino senza un software per il crafting di Apple, in grado di fornire una backdoor ai funzionari federali.
Hanno sfruttato la fiducia nella ricerca del precedente,” ha dichiarato Snowden in un messaggio su Twitter. “Ogni esperto credibile sapeva che c’erano mezzi alternativi“.

Tim Cook, amministratore delegato di Apple si è impegnato a combattere una precedente sentenza del tribunale federale che chiedeva all’azienda di fornire una backdoor che permetterebbe funzionari federali di accedere al contenuto di un iPhone. Riconoscendo l’imperativo della sicurezza nazionale, Cook ha sostenuto che la sentenza del tribunale era incostituzionale, una violazione grave privacy degli utenti, e sarebbe potenzialmente dannosa per tutti i 94 milioni di utenti di iPhone di Apple. Snowden ha elogiato il rifiuto di Apple di rispettare la richiesta di FBI e l’ordine del tribunale federale, come un esempio di società che prende la parte dei suoi clienti.

Chi può sbloccare l’iPhone di San Bernardino

L’FBI non ha risposto direttamente una domanda ovvia durante questa lotta: Perché non si basta chiedere all’NSA? Direttore dell’FBI James Comey ha detto che l’NSA non è coinvolta nella vicenda e non si impegnerà a sbloccare l’iPhone in questione, ma il perché non è stato mai specificato fino ad oggi.
L’NSA (National Security Agency) è famosa per la ricerca di soluzioni alternative per attaccare le misure di sicurezza della Apple e non solo, ha le tattiche più sofisticate e aggressive per l’intercettazione dei dati di qualsiasi agenzia nel mondo. Ma non si capisce il motivo per cui non intervenga nella vicenda, ed il fatto che la dichiarazione ha ammesso che la ‘terza parte’ in grado di fornire il metodo alternativo non è un ente governativo, porta a scartare questa ipotesi

John McAfee, imprenditore del settore dell’Antivirus, si era già proposto per sbloccare l’iPhone, dicendo che con il suo team di “ingegneria sociale” che ci sarebbero volute tre settimane. Che quel termine sia scaduto e adesso l’operazione sia possibile? O si trattava soltanto di un tentativo pubblicitario da parte di McAfee?

Binge Drinking in aumento fra i giovani: ministero della salute lancia allarme

Binge Drinking o alcoldipendenza: un problema che il ministero della salute ha deciso di mettere in risalto, dato che ad esserne toccati sono principalmente i giovani.
Il binge drinking è l’abuso d’alcol fuori dai pasti, una prassi molto comune fra i giovani che durante le loro uscite dopo cena nel weekend e talvolta nel mezzo della settimana, si lasciando andare ed alzano il gomito.

Oltre ai giovani fra i 18 e i 24 anni, sono i giovani adulti dai 25 ai 44 che scelgono di divertirsi consumando bevande alcoliche. L’alcol infatti svolge un’importante funzione sociale consentendo di liberarci da tutti quei blocchi che non ci permettono di essere pienamente noi stessi quando siamo in compagnia.
Si tratta tuttavia di un piacere effimero e di breve durata: svanito l’effetto dell’alcol si avvertono i classici postumi della sbornia: mal di testa, nausea, senso di svuotamento; senza considerare i casi estremi da coma etilico che devono necessariamente essere trattati in ospedale.

Gli effetti indesiderati dell’alcol non emergono però solamente nell’immediato: tutte le bevande alcoliche creano dipendenza e a causa della loro facile reperibilità – l’alcol si trova in commercio in qualsiasi pub e perfino nei supermercati – “sballarsi” con una vodka è molto più semplice di farlo con altre sostanze certamente più pericolose ma meno semplici da reperire sul mercato.
I dati pubblicati dall’ISTAT sul Binge Drinking relativi al 2014 hanno rivelato che il 10% degli italiani d’età superiore agli 11 anni ha assunto, almeno una volta nell’arco dell’anno, 6 bevande alcoliche in un’unica occasione.
L’apice del Binge Drinking è stato riscontrato nella fascia d’età che va dai 18 ai 24 anni. Superato questo periodo le grandi bevute si fanno mediamente meno frequenti e diventano molto rare fra gli anziani. Tuttavia un fenomeno emergente mostra che gli italiani nella fascia d’età fra i 64 e i 75 anni si lasciano spesso tentare dall’alcol: sono 2.700.000 gli anziani a rischio malattie epatiche per l’abuso di alcolici.

Il fenomeno della dipendenza dall’alcol è da sempre insito in quasi tutte le culture del mondo e difficilmente scomparirà negli anni a seguire perché vino, birra e superalcolici non mancheranno mai sulle nostre tavole o fra gli scaffali dei bar.
Sarebbe infatti impensabile privare il popolo di quello che – se preso a piccole dosi – rappresenta un piacere.
Bisogna quindi educare a bere bene, piuttosto che proibire alla gente di bere. La pratica del Binge Drinking si pone in antitesi con il concetto di bere in maniera salutare e per questo va evitata o ridotta ad occasioni assolutamente sporadiche. Fondamentale è che, se decidete di dare uno strappo alla regola per una sera, rispettiate il prossimo e non vi mettiate alla guida di un mezzo.

Sono 35 i morti Bruxelles, le autorità cercano un uomo con giacca chiara e cappellino

Lo Stato Islamico, come era già stato preventivato, ha rivendicato ufficialmente i tre attentati suicidi (2 all’aeroporto e uno alla linea metropolitana) di Bruxelles, che hanno ucciso 35 persone, secondo il bilancio attuale. La polizia belga è tuttora alla caccia di un sospetto in fuga.
L’avviso emesso riguarda un giovane uomo che indossava una giacca di colore chiaro e un cappello, il quale è stato catturato da una telecamera di sicurezza dell’aeroporto di Zaventem mentre spingeva un carrello carico di portabagagli, in compagnia di altri due uomini che, secondo gli investigatori, si sono poi fatti saltare in aria, uccidendo poco più di 10 persone.

Più drammatico è stato invece il bilancio di vittime alla stazione della metropolitana, proprio vicino alla sede delle istituzioni dell’Unione europea, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere a bordo di un treno, facendo 20 morti.
Le tre esplosioni, verificatesi con un’ora di distanza l’una dall’altra, sembrano quasi una beffa per la capitale belga, poiché si sono verificate esattamente quattro giorni dopo che la polizia di Bruxelles era finalmente riuscita nella cattura di Salah Abdeslam, il sospetto superstite negli attacchi dello Stato islamico a Parigi lo scorso novembre. L’uomo, mente dietro i sanguinosi attentati, era ricercato da poco più di 4 mesi.
Le autorità belghe adesso stanno ancora verificando se gli attacchi sono stati collegati all’arresto di Salah Abdeslam, come ha accennato il procuratore federale Frederic Van Leeuw. Anche se i funzionari degli Stati Uniti hanno fatto sapere la loro, informando che il livello di organizzazione è tale da suggerire che si tratti di un’operazione pianificata già da parecchio tempo.

Qualche informazione in più sulla dinamica dell’attentato è stata resa nota dalla dichiarazione rilasciata dallo Stato Islamico, tramite la quale si informa che “i soldati del Califfato, indossavano giubbotti suicidi e portavano dispositivi esplosivi e mitragliatrici“, avevano preso di mira l’aeroporto e la stazione della metropolitana, aggiungendo che avevano indossato i loro giubbotti soltanto quando si trovavano nel mezzo della folla. Ma occorreranno giorno di analisi prima di avere informazioni più dettagliate sulle modalità dell’accaduto

La ricostruzione degli attentati dell’IS a Bruxelles

Il primo attacco, che ha avuto luogo a circa 08:00 ora locale, ha provocato la morte di almeno 14 persone, tramite la detonazione di due esplosioni in rapida successione nella zona delle partenze principale all’aeroporto di Zaventem di Bruxelles.
Era presenta anche un terzo ordigno esplosivo, che però è stato rintracciato preventivamente dagli agenti di sicurezza intervenuti sul posto e distrutto con un’esplosione controllata.
Un’ora più tardi, più di 20 persone sono state uccise quando una bomba è esplosa su un treno della metropolitana, mentre transitava nei pressi della stazione di Maelbeek, a circa 300 metri di distanza dalla sede della Commissione europea. Le operazioni di soccorso per portare in superficie i feriti si sono prolungate per più di sei ore. L’intera Bruxelles è rimasta paralizzata, tutti i voli sono stati sospesi e le frontiere sono state posto sotto una sorveglianza attenta. L’operazione di controllo delle frontiere è stata messa in atto in collaborazione con le forze di sicurezza degli stati confinanti con il Belgio: Olanda, Francia, Germania e Lussemburgo.
bruxelles zaventem
Il re attuale, Filippo di Belgio, è apparso poco dopo in televisione per fare un discorso alla nazione.
Signore e signori, oggi il nostro paese è in lutto”, ha detto il re. “Per ognuno di noi, il 22 marzo non sarà mai un giorno come un altro. Le vite spezzate, le profonde ferite -. Questa sofferenza è quella di tutto il nostro Paese. Mathilde ed io condividiamo il vostro dolore,voi che avete perso una persona cara o che siete stati feriti dagli attacchi vili e odiosi di oggi. Esprimiamo il nostro pieno sostegno per i membri dei servizi di emergenza e servizi di sicurezza, e la nostra gratitudine a coloro che stano spontaneamente offrendo aiuto. Di fronte alla minaccia, continueremo a rispondere con fermezza, calma e dignità. Abbiamo la fiducia in noi stessi – la fiducia è la nostra forza“.